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Visualizzazione intenzionale: cosa fa nella nostra mente?

visualizzazione

Grazie alla visualizzazione creiamo un sacco di rappresentazioni del mondo che ci circonda, lo facciamo in modo assolutamente spontaneo.
Tali simulazioni si basano sulle nostre precedenti esperienze, sui nostri desideri, aspettative, motivazioni ecc.

Da anni circolano tecniche più o meno raffinate di “visualizzazione” per migliorare se stessi e gli altri.
In questi ambiti visualizzare significa semplicemente: prefigurarsi una determinata scena nella mente.
Lo facciamo praticamente sempre.
Il nostro cervello è una macchina previsionale che fa continue simulazioni della realtà circostante.

In un qualche modo lo sappiamo e da sempre abbiamo cercato modi ingegnosi per usarlo al meglio. Uno di questi si riflette in quella che da qualche decennio definiamo “visualizzazione“.

Che tu lo voglia o meno, quasi in ogni istante della tua vita, produci immagini mentali sul mondo che ti circonda.

Tali immagini però non sono così lineari come ci aspetteremo.
Nel senso che sono talmente tante e a volte, talmente contradittorie, da non essere sempre in linea con i nostri desideri.
Dato che sembrava incredibile che la creazione di immagini mentali potenti potesse influenzare il nostro comportamento i primi che se ne sono occupati hanno iniziato quasi a “temerle”.

Queste immagini servono per simulare ciò che ti circonda al fine di anticipare la realtà per assicurarti una maggiore probabilità di… indovina?
Esatto, sopravvivenza!
Lo so è arido come concetto ma rende bene l’idea del perché simuliamo di continuo.

E’ una sorta di banco di prova che tutti abbiamo sperimentato: se hai dovuto affrontare esami importanti nella tua vita, scommetto che i giorni precedenti alla prova hai continuato a creare scenari mentali di come sarebbe potuto andare. A volte in modo quasi inconscio ma molte altre in modo consapevole.

Gli studi sul flusso ematico cerebrale regionale indicano che la simulazione mentale nei movimenti attiva alcune delle stesse strutture neurali centrali necessarie all’effettiva esecuzione dei movimenti. Così facendo l’esercizio mentale sembra sufficiente da solo a promuovere la modulazione di circuiti neurali implicati nei primi stadi dell’apprendimento di un’abilità motoria. Tale modulazione non soltanto da luogo a un netto miglioramento nell’esecuzione, ma sembra anche favorire, nel soggetto, l’apprendimento di ulteriore abilità con un esercizio fisico minimo. La combinazione di esercizio mentale e di esercizio fisico porta a un miglioramento dell’esecuzione più marcato di quello che si otterrebbe solo con il secondo: un fenomano del quale i nostri risultati offrono una spiegazione fisiologica“.

A partire da metà degli anni ’90 studi effettuati da Robert Zatorre e dai suoi colleghi con tecniche di scansione sempre più sofisticate hanno dimostrato che immaginare la musica può indurre un attivazione della corteccia uditiva di intensità quasi pari a quella prodotta dall’ascolto. Immaginare la musica stimola anche la corteccia motoria e, viceversa, immaginare l’atto di suonare stimola la corteccia uditiva.

La produzione volontaria deliberata e consapevole di immagini mentali coinvolge non solo la corteccia uditiva motrice, ma anche le regioni della corteccia frontale implicate nell’attività decisionale e di pianificazione.

Da Musicofilia – Oliver Sacks

Silvia Camesasca Osteopata
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