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Osteopatia e cefalea

Trattamento a Viso e Cranio

Tutto il drenaggio della testa passa attraverso il collo, le fasce cervicali e l’ingresso toracico per tornare alla circolazione generale.
Non ci sono CANALI linfatici all’interno del cranio.
I vasi linfatici dal viso drenano nei LINFONODI sottomandiolari, cervicali profondi e parotidei.

I linfonodi profondi sono situati lungo la vena giugulare interna ( nel collo). La disfunzione di una struttura che forma collo, stretto toracico, strutture del cranio, può ostacolare  il percorso e portare a congestione linfatica.  Quindi l’osteopata andrà a controllare: vertebre, coste, clavicole e tessuti  e muscoli ad esse associati.

A cosa serve il trattamento osteopatico in questo senso?

Nelle problematiche come la sinusite viene sempre presa in considerazione l’ostruzione anatomica del drenaggio che si potrebbe tradurre in un setto deviato, presenza di polipi o dalla disfunzione delle ossa craniche che non consente ai seni di drenare liberamente.
In caso invece di sinusite batterica migliorando l’afflusso di sangue verso il drenaggio linfatico si può consentire agli antibiotici di lavorare in modo più efficace.

La sinusite può colpire i seni frontali, etmoidali, mascellari e nei casi più gravi sfenoidali.

Prima di tutto si andrà a controllare il movimento dell’osso relativo ( frontale, etmoide, mascellare, sfenoide) e delle ossa con cui essi si coordinano nei movimenti ( temporali, vomere, palatini, occipite…).

Poi, come scritto sopra, il terapista andrà a liberare tutte le strutture sub occipitali e cervicali fino alle prime 3 coste per ottenere una migliore risposta linfatica. L’occipite, la prima e la seconda vertebra cervicale devono essere considerati un unità funzionale. Le anomalie di consistenza tissutale sono importanti in quest’ area nel paziente con sinusite per il rapporto che c’è fra le strutture ossee vascolari muscolari e nervose fra quest’area e quella cranica.

L’osteopatia non cura la sinusite di per se ma è una terapia coadiuvante le specifiche terapie (ne aumenta l’efficacia) ed è un ottima strada di prevenzione nel caso in cui siate soggetti cronici.

CEFALEA TENSIVA

Le cefalee da tensione sono il risultato della risposta del corpo a stress, ansia, depressione, stachezza e conflitti emotivi.
Il corpo risponde contraendo i muscoli scheletrici della testa del collo e della faccia.
Le cefalee da tensione di solito si presentano bilaterali e sono descritte come pesantezza, senso di oppressione o di pressione alla fronte – tempie – nuca o cervicale.
Di solito non sono associate a nausea o vomito ma possono essere associate a disturbi del sonno.
La fisiopatologie delle cefalee di tipo tensivo rimane controversa.

AUTOANALISI

  • Come sei posizionato nello spazio quando lavori?
  • C’è qualcosa di nocivo sul posto di lavoro?
  • Sei in ansia per i risultati da ottenere sul posto di lavoro?
  • Lo schermo del PC consente alla testa di stare dritta e non costantemente flessa?
  • C’è uno stress emotivo associato al periodo di cefalea?

Il mio obiettivo è istruirti sulla meccanica posturale, fare esercizi di allentamento della tensione, lo stretching parrebbe essere particolarmente efficace per ridurre la tensione e e contribuire a ridurre la frequenza dei mal di testa.
La componente emotiva invece deve essere offerta da specialisti di supporto per la gestione dello stress.

EMICRANIA

Le emicranie sono molto più di un semplice problema con la testa, perché rappresentano un problema di tutto il corpo.
L’emicrania è spesso descritta come un dolore palpitante unilaterale, martellante, che può irradiarsi sul lato opposto. Può essere associata a nausea, vomito, diarrea , vertigini, tremori, fotofobia, fonofobia, sudorazione e brividi.

Le emicranie possono essere innescate da:

  • Trauma cranico o altri traumi
  • Stress
  • Fluttuazioni ormonali
  • Digiuno
  • Troppo o troppo poco sonno
  • Sostanze vasoattive negli alimenti (vino formaggi e cibi freddi)
  • Cambiamenti del tempo e della temperatura
  • Fumo o caffeina.

Il meccanismo si pensa che sia: vasocostrizione seguita da vasodilatazione.
Questi due eventi hanno conseguenze pressorie e chimiche ( ormoni e neurotrasmettitori) che a cascata concorrono a mantenere ed amplificare l’emicrania.

Facciamo un esempio.

I fattori scatenanti causano VASOCOSTRIZIONE unilaterale cranica. Le piastrine quindi si aggregano sistematicamente e rilasciano SEROTONINA che aumenta la vasocostrizione di questi vasi.

Il risultato 1 è la vasocostrizione  con una riduzione del flusso sanguigno cerebrale.

Questa fase di vasocostrizione provoca ANOSSIA e ACIDOSI LOCALE e una caduta sistemica di SEROTONINA.

La serotonina sensibilizza i recettori del dolore nei vasi sanguigni.  

In risposta ai cambiamenti metabolici locali ( anossia  e acidosi) i vasi del sistema arterioso ora si DILATANO aumentando il flusso sanguigno cerebrale.

Il risultato 2 è la  VASODILATAZIONE che insieme alla sensibilizzazione delle fibre del dolore ( vedi serotonina) produce il dolore da emicrania.

La percezione del dolore aumenta quando gli effetti di questa vasodilatazione si ripercuotono intaccando il nervo trigemino e gli altri nervi cranici.
Il modello di tensione mio-fasciale che si instaura a livello addominale, sacrale o altrove nel corpo possono causare cambiamenti nell’area cervicale contribuendo così al disturbo.
Anche in questo caso l’esercizio fisico mirato e lo stretching possono aiutare a mantenere le tensioni del corpo sotto controllo.

Silvia Camesasca Osteopata
Tel. 3392052177
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