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tecniche osteopatiche

Cosa si fa in studio? Uno sguardo alle tecniche osteopatiche utilizzate

Osteopata, Chiropratico, Fisioterapista, Massofisioterapista, Kinesiologo… Facciamo chiarezza almeno su quello che succede all’interno dello studio osteopatico. L’osteopatia ha in comune molte delle sue tecniche con altri professionisti della salute, le tecniche sono valide quanto più sono ritagliate sul paziente caso per caso. Insomma vanno bene tutte ma non su tutti e non in ogni caso. 

Approccio del thrust – Lo schiocco

Il trattamento ha l’obiettivo di ristabilire un appropriato movimento fisiologico nell’articolazione disfunzionale.In parole povere, si muove l’articolazione ristretta nella direzione nella quale questa non riesce a muoversi.Quando si parla di manipolazioni in thrust, la forza finale è una spinta rapida e breve.Al momento dell’impulso spesso si sente uno scatto o uno schiocco a cui dovrebbe conseguire un immediato incremento sia dell’ampiezza sia della libertà di movimento.La tecnica di thrust è da anni il tipo principale di tecnica di insegnamento presso le università di medicina osteopatica e praticato da osteopati.Dagli anni ’70 le scuole iniziarono a includere altri tipi di tecniche.Ancora recentemente, tuttavia, la manipolazione osteopatica e la tecnica thrust sono ancora sinonimi anche se gli osteopati sono ora in possesso di uno spettro di tecniche sia dirette che indirette.La chiave per eseguire in modo appropriato la manipolazione di thrust è sicuramente la capacità di eseguire una diagnosi accurata e di usare la tecnica solo se richiesta dalla diagnosi.Per capire perchè il thrust funziona su un area in restrizione bisogna prima capire perchè il segmento disfunzionale non si muove.Spesso il motivo è che qualche forza o fattore esterno o interno ha causato un irritazione al segmento articolare sufficiente per creare un edema focale e gonfiore in una piccola area specifica.A sua volta questo causa un irrigidimento delle strutture fasciali, della componente miofasciale e dei componenti capsulari di una specifica articolazione.La distorsione articolare produce un ipertono riflesso della muscolatura che attraversa quella data articolazione, ( può essere una caviglia in una distorsione, una vertebra in un colpo di frusta, una spalla in una caduta o in un movimento svolto male) pertanto vi è una conseguente riduzione dell’ampiezza di movimento in quell’area.Il meccanismo dello schiocco o dello scatto sonoro che si sente spesso al momento della spinta è argomento molto dibattuto. La causa del rumore articolare non è chiara.Un ipotesi suggerisce l’uscita di gas nel liquido sinoviale con rottura della tensione superficiale nel liquido e con conseguente suono di schiocco.E’ anche possibile che il rumore derivi dallo snapping o dal rilascio delle aderenze dei legamenti articolari.Possiamo rassicurare i pazienti sul fatto che il rumore articolare non è né un segno del successo del trattamento né indice dell’insorgenza di un problema.

Tecnica Miofasciale

E’ possibile insegnare con precisione le tecniche di thrust descrivendo la natura della restrizione e fornendo le tecniche per trattare la disfunzione. E’ quindi possibile memorizzare e praticare tali tecniche.Diversamente, il rilascio fasciale richiede abilità nella valutazione e conoscenza degli schemi di movimento dei tessuti.Quelle teniche in cui l’operatore appoggia le mani e sembra che non si muova. Oppure quando stira, comprime o pizzica la cute.Sono tecniche indicate quando c’è molto dolore, sui neonati o le persone molto anziane.

Le tecniche fasciali utilizzano la forza intrinseca, che usa la naturale tendenza del corpo a ricercare l’omeostasi; è l’attività ritmica di tutti i tessuti che agisce per migliorare i fattori idrodinamici e bioenergetici intorno ai tessuti stessi e alle articolazioni con movimento ristretto.Può essere sfruttata anche la forza respiratoria, l’apnea prolungata o la frequenza resratoria a comando.Lo scopo finale è il rilascio del tessuto.Si utilizzano le tecniche di rilascio miofasciale per alleviare componenti somatiche e viscerali e dei tessuti connettivi.Una caratteristica comune di tutte le tecniche osteopatiche è che sono state progettate per IMPARTIRE STIMOLI BIOMECCANICI AI TESSUTI PER PROVOCARE CAMBIAMENTI NELLA FUNZIONE CELLULARE.Fattori come l’ampiezza e la durata dello stiramento di cellule e tessuti svolgono ruoli essenziali nel rimodellamento dei fibroblasti della matrice extracellulare e concorrono, non solo l’entità e la durata della deformazione, ma anche la direzione e la frequenza di tutte le tecniche di deformazione.

 

Approccio a energia muscolare.

La tecnica a energia muscolare è una forma di trattamento manipolativo osteopatico in cui il paziente utilizza attivamente i muscoli in una posizione controllata e con precisione, con direzionamento specifico e con specifica controspinta dell’operatore.La tecnica a energia muscolare implica la collaborazione attiva del paziente al quale si chiede di contrarre uno o più muscoli, di inspirare o espirare o di muovere un articolazione in una direzione specifica.Nella disfunzione vi è asimmetria nell’ampiezza di movimento e occorre considerare l’ipotesi che vi sia una forza asimmetrica, quindi debolezza di un gruppo di muscoli.Per rafforzare i gruppi muscolari indeboliti si occorre a esercizi di resistenza progressiva.L’asimmetria del tono muscolare su un articolazione può gravare sulle superfici articolari causando un assottigliamento dello strato di liquido sinoviale e il contatto reciproco delle superfici articolari.Il ripristino della mobilità articolare ricrea una distanza, ovvero ristabilisce le relazioni articolari alterate, con rilassamento riflesso della muscolatura inizialmente ipertonica.Uno dei principi su cui si basa questa tecnica è che subito dopo una contrazione isometrica l’apparato neuromuscolare sia in uno stato di refrattarietà durante la quale è possibile produrre un allungamento passivo senza incontrare una forte opposizione da riflesso muscolare.In queste tecniche si sfrutta anche il normale rilassamento dei gruppi antagonisti di un muscolo quando se ne richiede la contrazione.Anche l’uso della respirazione può essere usata come forza di spinta muscolare. L’uso diretto del muscoli respiratori stessi oppure il movimento trasmesso al rachide, al bacino o al resto del corpo in risposta ai movimenti respiratori.Con i movimenti oculari si determina una risposta riflessa della muscolatura cervicale e del tronco. si può utilizzare questo riflesso oculocefalogiro per produrre un rilassamento post-isometrico molto blando e un inibizione reciproca.Le tecniche fasciali utilizzano la forza intrinseca, che usa la naturale tendenza del corpo a ricercare l’omeostasi; è l’attività ritmica di tutti i tessuti che agisce per migliorare i fattori idrodinamici e bioenergetici intorno ai tessuti stessi e alle articolazioni con movimento ristretto.Può essere sfruttata anche la forza respiratoria, l’apnea prolungata o la frequenza respiratoria a comando.Lo scopo finale è il rilascio del tessuto.Si utilizzano le tecniche di rilascio miofasciale per alleviare componenti somatiche e viscerali e dei tessuti connettivi.Una caratteristica comune di tutte le tecniche osteopatiche è che sono state progettate per IMPARTIRE STIMOLI BIOMECCANICI AI TESSUTI PER PROVOCARE CAMBIAMENTI NELLA FUNZIONE CELLULARE.Fattori come l’ampiezza e la durata dello stiramento di cellule e tessuti svolgono ruoli essenziali nel rimodellamento dei fibroblasti della matrice extracellulare e concorrono, non solo l’entità e la durata della deformazione, ma anche la direzione e la frequenza di tutte le tecniche di deformazione.

Silvia Camesasca Osteopata
Tel. 3392052177
email. info@silviacamesasca.it

 

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