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Pigrizia o dolce far niente

Il peccato mortale della pigrizia ha origine dal suo corrispettivo in greco Argos – ovvero “chi non lavora”.

Per i primi pensatori cristiani la pigrizia non aveva nulla a che fare con quello oggi definiamo ozio o indolenza, che invece è una sorta di apatia mentale e perdita di interesse per il mondo che ci circonda.


La pigrizia è un inerzia dolce e carezzevole, è il piacere di non fare niente.

Con questa definizione – Argos- la pigrizia diventava peccaminosa in quanto ci allontanava dal lavoro fatto, appunto, per Dio.
Ma solo in seguito la pigrizia è diventata ” evitare il lavoro fisico” anche perchè nessuno prima di allora, salvo una piccola élite, avrebbe potuto evitare di svolgere un regolare lavoro fisico.
L’ozio, ovvero la riluttanza a svolgere un attività perchè comporta uno sforzo, è diventata oggi la versione di pigrizia, ma esse non hanno la stessa sfumatura spirituale.


In realtà pare che risparmiare energie sia un istinto ancestrale.
Tutti i mammiferi hanno un metabolismo basale intorno alle 1,6 / 1,8 kcal e la loro attività è legata al procacciarsi cibo e digerire il cibo, riprodursi, quindi procacciare il cibo per la prole e per se stessi, digerire quel cibo e riposare.
Fine

E’ così per tutti i mammiferi e per i nostri antenati, i primati.
Per gli umani, l’evoluzione, l’adattabilità e la crescita del cervello, comportano un richiesta calorica più alta, ma nonostante questo, osservando le poche tribù rimaste di veri ed esclusivi cacciatori-raccoglitori possiamo osservare la stessa cosa: uomini e donne si dedicano alla caccia e alla raccolta per qualche ora della giornata ( si procacciano il cibo) e il resto delle ore le passano seduti a mangiare, curare i figli e fare piccoli lavoretti – esclusivamente seduti – o dormire.
La tendenza dell’uomo, come per tutti i mammiferi, è quindi quella di risparmiare le energie.


Quanti di noi scelgono le scale invece che l’ascensore?
Uno studio ci ha già rivelato che solo il 5- 7 % sceglie di sua spontanea volontà di fare le scale.
Non dovrebbe sorprenderci che molti di noi normalmente evitino la fatica e l’esercizio fisico laddove possibile: di fatto è un inutile spreco di energie.
Sino a poco tempo fa questi istinti ci hanno aiutato a massimizzare quanti figli potessimo fare e permettessimo loro di sopravvivere e riprodursi. E’ stato quindi un pilastro per la conservazione della nostra specie.

Come è possibile che qualcosa di così antico universale e ordinario come stare seduti ad oggi sia diventato così nocivo?

Questi milioni di anni di evoluzione non possono essere integrati in poche centinaia di anni di tecnologie.
Pensate al lavoro NON svolto grazie a lavatrice, lavastoviglie o al tempo dedicato alla “caccia e raccolta” presso il supermercato supportati dal carrello.
Le energie deputate alla sopravvivenza sono tutte risparmiate. 
Anzi il bizzarro rovescio dell’universo ci costringe a stare seduti per diverse ore e l’attività fisica è diventata ormai un privilegio per chi ha tempo.

Il risultato?
Un conflitto tra necessità e necessità.

La storia della nostra evoluzione di migliaia di anni ci ha dato cervelli grandi, adattamento e metabolismo basale più alto.
Il nostro veloce progresso ci fa stare seduti per ore e ore, senza necessità di svolgere alcun lavoro fisico e con la stessa richiesta di cibo e di attività di migliaia di anni fa.
In pratica ho bisogno di riposarmi perchè il mio istinto più antico me lo richiede e ho bisogno di muovermi perchè il mio corpo ne ha la innata necessità.

Silvia Camesasca Osteopata
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