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Mindfulness per agire sulle connessioni cerebrali e i vantaggi sportivi

mindfulness

La meditazione come strumento di cura:

Si ritiene che gli approcci basati sulla meditazione consapevole prendano di mira diverse caratteristiche fondamentali del disturbo da stress post-traumatico, tra cui evitamento, ipereccitazione, intorpidimento emotivo (incapacità di vivere efficacemente le emozioni), emozioni negative come vergogna e senso di colpa e dissociazione.
3 componenti della meditazione consapevole possono favorire il recupero da disturbo da stress post traumatico, tra cui l’attenzione, la consapevolezza, e l’atteggiamento non giudicante.
In particolare lo spostamento consapevole e intenzionale dell’attenzione al momento presente favorisce una capacità di controllo dell’attenzione in generale.

Ridurre le tendenze a rimurginare porta alla riduzione dell’eccitazione ansiosa
Una prospettiva non giudicante verso i fatti e verso le proprie emozioni promuove la volontà di avvicinarsi a stimoli che solo soliti a provocare paura e malessere, portando forse a una riduzione dell’evitamento.

Così vale per l’intorpidimento emotivo, lo scopo non è sopprimere pensieri e emozioni ma piuttosto osservarli per ciò che sono: eventi mentali.
La meditazione consapevole favorisce le capacità di rimanere presenti e coltivare una connessione con se stessi e gli altri, riducendo così i sintomi dissociativi che sono collegati dalla caratteristica principale della disconnessione e ansia.

Diversi studi hanno già evidenziato l’associazione tra meditazione e cambiamento di attivazione cerebrale. Infatti dopo un periodo di meditazione è stata osservata nei pazienti:

  • Una maggiore attivazione della corteccia prefrontale, la parte deputata alla pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi, nell’espressione della personalità, nella presa delle decisioni e nel comportamento sociale.
  • La ridotta attivazione dell’amigdala durante l’aspettativa di immagini negative: l’amigdala è la sentinella delle nostre emozioni. C’era quindi meno ansia nell’attesa di un evento potenzialmente fastidioso o sconvolgente.
  • Una maggiore connettività funzionale tra queste due parti del cervello (corteccia prefrontale e amigdala) con riduzione dei sintomi di ansia.

L’accoppiamento positivo tra queste regioni può essere indicativo di un migliore auto- monitoraggio dell’eccitazione piuttosto che di una sottoregolazione della risposta emotiva.

L’approccio basato sulla midfulness può essere utile per migliorare la consapevolezza del corpo e delle emozioni, abilità che sono spesso compromesse in pazienti con disturbo da stress post traumatico e i cui sintomi sono associati a sovramodulazione emotiva.

Questi risultati suggeriscono che le terapie basate sulla meditazione consapevole (mindfulness) possono essere efficaci nel ripristinare la modulazione della reattività emotiva.

Cosa succede quando la meditazione viene introdotta nello sport?

Studi condotti su atleti professionisti hanno evidenziato effetti positivi della meditazione nell’affrontare le emozioni, nell’affrontare gli errori (non rimurginando sugli errori, anche se rilevanti) e nel controllo dell’attenzione – maggiore attenzione in allenamento e gara. Ma più che altro nell’affrontare le emozioni legate alla prestazione sportiva.

Eliminare lo stress della prestazione e lasciare libera la mente da questo fardello, perché possa concentrarsi solo sul presente è un bel vantaggio.

Infatti sono stati riscontrati nel corso degli studi anche degli effetti inaspettati: tali “effetti collaterali” consistevano nell’aumento dell’uso di strategie mentali individuali, cioè la definizione degli obiettivi e la regolazione dell’eccitazione e l’aumento dell’accettazione delle emozioni per non reagire automaticamente alle esperienze interiori positive o negative che possono interferire con la prestazione durante il suo svolgimento.

Curiosità e svolgimento:

Le tecniche e le istruzioni per la meditazione sono tratte principalmente dalle tradizioni contemplative buddiste che cercano di coltivare la consapevolezza, un termine inglese scelto nel diciannovesimo secolo come traduzione del termine pali sati.
Nel suo senso più tecnico, sati si riferisce a una forma di stabilità mentale che impedisce che l’attenzione venga catturata dai distrattori.

I praticanti vengono istruiti a prestare attenzione momento per momento all’oggetto, di solito il proprio respiro, in un modo “non giudicante” – cioè, senza rimanere intrappolati in elaborazioni concettuali sull’oggetto – mantenendo anche una vigilanza rilassata per le distrazioni, che inevitabilmente sorgono.
Quando l’attenzione viene catturata da un distrattore, dovrebbero riconoscere che la distrazione si è verificata e senza giudizio o reattività dovrebbero riportare la loro attenzione sull’oggetto – di nuovo il respiro.
Quando il distrattore consiste in una catena di pensieri, i praticanti sono incoraggiati a riconoscere che i pensieri sono semplicemente pensieri.
L’obiettivo non è sopprimere i pensieri, ma piuttosto osservarli come eventi mentali.

Silvia Camesasca Osteopata
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